Solo dopo la fase di ricostruzione e di pace avvenute con la fine della Prima Guerra Mondiale, lo sport ha potuto diffondersi in Europa e anche in Italia. A Cesena arrivò il calcio grazie ad Aldo Proli, calciatore e poi arbitro nel 1927) insieme ad amici appassionati che nel 1921 fondarono l'US Renato Serra. La squadra fu intitolta ad un giovane letterario cesenate che morì sul Carso durante la Grande Guerra in difesa dell'Italia. La casacca scelta fu già a tinte bianconere in ricordo del vessillo cittadino e si compose di quattro grandi scacchi alternati. All'epoca solo US Milanese e Robur Siena avevano quel tipo di maglietta. Invece come campo "ufficiale" si scelse la cosidetta "Barléda", zona golenale formata in un'ansa del Savio tra Cesena e Martorano. Un campo che di regolare non aveva nulla e difatti i le prime stagioni furono caratterizzate da soli incontri amichevoli.
Già dal marzo del 1922, però, venne realizzato, con contributo di Romeo Fantini, il primo impianto sportivo presso il parco dell'odierno Istituto Tecnico Industriale in zona Casali. Il campo era munito di tribuna scoperta e "spogliatoi" (baracche di legno), pista d'atletica destinata anche per le gare motociclistiche. Fino la stagione 1927/1928 il campo ospita le partite della Renato Serra.
Solo dalla stagione 1922/1923 vi fu la prima partecipazione ufficiale di una squadra di Cesena, ovvimente dalla IV Divisione con incontri epici con le città vicine come Forlì, Ravenna, Rimini, Imola, Russi, Alfonsine, Lugo, Faenza, Castelbolognese, Riccione e Forlimpopoli. La promozione in II Divisione porta la squadra a traslocare nell'impianto odierno del Trotto all'Ippodromo di Cesena appunto. Il campo fu realizzato al centro della pista riservervata ai cavalli e gli spettatori finalmente poterono assistere alle gare a sedere coperti in caso di maltempo dal tetto delle tribune laterali. Il campo rimase in uso della squadra sino al 1936, data dello scioglimento.
Dopo una decina d'anni passati in questi incredibili scontri, nella stagione 1933/1934 l'US Renato Serra approdò in I Divisione (omonima della Prima Divisione attuale o ex Serie C) dopo aver sconfitto la squadra milanese del Baracca. Con la chiamata alle armi per la Guerra d'Etiopia, la squadra perde moltissimi elementi che devono partire per il fronte e si classifica ultima anche se Parma B e Budrio si ritirano a campionati in corso. Si decide quindi di chiudere la squadra che però sarà cancellata dall'albo federale solo nel 1939.

Per quattro anni il calcio sparì da Cesena ma nel 1940 la triade capitaneggiata dal Conte Alberto Rognoni (studente universitario ventunenne), Renato Piraccini (ex dirigente della "Renato Serra") e Arnaldo Pantani (ex giocatore della "Renato Serra" e all'epoca tesserato del Prato a sinistra nella foto) ebbero l'idea di creare una società di football con i colori dello stemma cittadino. Rognoni si era avvicinato al calcio grazie al fratello minore, Carlo portiere del Forlì (nella foto al centro, a destra Adler  Bonci). L'idea nacque in uno scompartimento di terza classe di un convoglio che da Bologna portava alla città di  Cesena. Rientranti dai loro impegni sportivi, Rognoni (giocatore di basket a Modena) e Pantani (terzino del Prato) decisero di fondare la società dell'AC Cesena. Solo presso il vecchio Caffè Forti, presso il Palazzo del Ridotto, vennero stilati i documenti necessari per l'iscrizione del nuovo club calcistico cittadino.
La squadra venne fondata il 21 aprile con Arnaldo Pantani nel ruolo di allenatore-giocatore, Renato Piraccini come direttore sportivo, e Rognoni come Presidente, siccome molto abbiente. La squadra prese il nome di Associazione Calcio Cesena e come sede si scelse la Casa del Fascio di corso Umberto I (attuale Corso Sozzi).  La riunione che sancì la nascita della squadra,  fu presieduta da Giuseppe Ambrosini (futuro Direttore della Gazzetta dello Sport). L'affiliazione della società alla FIGC avvenne l'8 agosto dello steso anno con versamento di 100lire e 40 per l'iscrizione al campionato di Prima Divisione.
Invece il 26 novembre venne esposto il Comunicato Ufficiale del Direttorio per l'omologazione del campo che in precedenza era della "Renato Serra" sparita quattro anni prima. Venne misurato il campo (105x60) e costruite recinzioni attorno al campo e gli spogliatoi. Tuttavia vennero anche tollerate le irregolarità della superficie del campo, come buche, pendenze e sassi.

Il primo acquisto importante della società fu quello di Iro Bonci, che Piraccini prelevò dal Forlimpopoli per 1.500 lire. La compagine cesenate debuttò nel campionato di prima divisione il 17 novembre 1940 vincendo in trasferta contro il Rimini "B" per 1-8. La stagione culminò con la promozione in Serie C.

In mezzo alla Seconda Guerra Mondiale, la squadra di calcio è decimata dalle assenze per la partecipazione al conflitto. Senza contare che il fronte era proprio nel territorio emiliano romagnolo. L'allenatore austriaco Karl Sturmer fu infatti ucciso nell'estate del 1943 da una raffica di soldati tedeschi a Faenza.

Nel 1946 il Cesena Calcio compariva nella cadetteria italiana, ma fu subito retrocessione e coincise con un lento declino sino le serie inferiori (campionati di IV serie).

Il Cesena si dimostrò in pochi anni una realtà importante, infatti dopo 17 anni di convinvenza con l'ippica e con la promozione nelle categorie interregionali, nacque il primo stadio (ed attuale). Nel 1957 fu costruito così  il nuovo Stadio "la Fiorita", che fu poi intitolato a Dino Manuzzi, dopo la sua scomparsa. La presentazione avvenne prima della gara Cesena-Fidenza. Con lo scalare delle squadra delle categorie vennero introdotte pian piano nel corso degli anni nuove migliorie ma un intervento decisivo ci fu con la costruzione delle gradinate e la copertura nel 1961 (già era il secondo anno consecutivo di serie C).

È proprio in questi anni che tanti calciatori di belle speranze approdano nella formazione bianconera nella speranza di trovare visibilità per palcoscenici più vasti. Un nome su tutti: Azeglio Vicini. Negli anni '80 è stato eseguito un importante ammodernamento, con l'eliminazione della pista di atletica e la ricostruzione della tribuna "distinti" e delle curve ("curva mare" e "curva ferrovia"), in sostituzione delle vecchie strutture.

Nel 1964, a ventiquattro anni dalla fondazione - il Cesena si trova in Serie C - il Conte Rognoni consegna la società a Dino Manuzzi, imprenditore nel settore frutticolo che, con una accorta gestione ed una politica di valorizzazione dei giovani, trasformò il Cesena in una sorta di società modello. Manuzzi intese creare una grande società che si identificasse nella terra in cui era nata: la Romagna.

 Il secondo Presidente: Dino Manuzzi, a cui sarà intitolato lo stadio

Successivamente nel lato sud venne creato spazio per posti in piedi, nel 1966 ci fu l'inaugurazione dell''impianto notturno (Cesena-Perugia) e infine nel lato nord vennero costruite impalcature per i sempre più numerosi tifosi (promozione in serie B). Non soddisfatti, nel 1969 ci fu un ulteriore ammodernamento complessivo: allungamento della tribuna centrale, le due curve sono ricostruite in cemento armato e collegate alla gradinata centrale. L'ovale circondava la pista d'atelica centrale che a sua volta avvolgeva il manto della Fiorita. La capienza salì a 12000 spettatori. Sotto la guida di Cesare Meucci la società raggiunge la Serie B nella stagione 1967/68, e fatica a mantenerla nei tre anni seguenti, ma nel 1972/73 il Cesena raggiunge la massima serie guidato da Gigi Radice, sostituito l'anno successivo da Eugenio Bersellini che opera una profonda trasformazione nel modo di giocare ed ottiene una storica salvezza, preludio all'apice della storia cesenate. La Fiorita torna un cantiere per gli adattamenti: sopra le strutture di cemento vengono issate implacature "Innocenti" (i mitici tubi!) che triplicano l'altezza delle curve. I lavori sono terminati giusto in tempo per esordire sotto la pioggia il 7 novembre del 1973 contro il Torino (le gare precedendi di Coppa Italia sono giocate nel campo di Forlì).

Il Cesena del primo periodo "Manuzzi", ha ispirato il Borgorosso F.C., suo alter ego cinematografico nel film Il presidente del Borgorosso Football Club (1970), con il noto Alberto Sordi che interpreta il Presidente Benito Fornaciari.

Nella stagione 1975/76 i bianconeri raggiungono l'apice della loro storia e l'attenzione nazionale: le 9 vittorie, i 14 pareggi e le 7 sconfitte permettono al Cesena di raggiungere il sesto posto nella classifica di Serie A e la qualificazione alla successiva Coppa UEFA. Il primo turno, in vista della doppa sfida che aspetta la società cesenate, è con i tedeschi orientali del Magdeburgo, che si impongono all'andata per 3-0 ma che nel ritorno rischiano la qualificazione quando al 6' della ripresa Pepe porta il Cesena sul 2-0; la gara terminerà 3-1 per i bianconeri, comunque eliminati.

La stagione della Coppa UEFA presenta un rovescio della medaglia molto amaro, con la retrocessione in Serie B e l'inizio di un periodo difficile, che passa per la cessione della guida societaria da Manuzzi al nipote Edmeo Lugaresi: Manuzzi infatti nel 1979 rimane vittima di una banale caduta che lo costringe ad un delicato intervento chirurgico che necessiterà di un lungo periodo di convalescenza.

 Edmeo Lugaresi, terzo Presidente del Cesena calcio. Prende le redini della squadra dallo zio Dino.

Lugaresi, cresciuto all'ombra dello zio, mostra una certa abilità nella gestione sportiva, già alla prima stagione di presidenza, 1980/81, centra il ritorno nella massima divisione con una squadra guidata dal giovane Osvaldo Bagnoli che segna record della sua storia come le 14 vittorie casalinghe ed il maggior numero di spettatori (28.602 per Cesena-Milan). Proprio la presenza di grandi del calcio quali Milan, Genoa - entrambe promosse con i bianconeri - e Lazio (quest'ultima battuta al Manuzzi per 2-1) rendono l'impresa degna di ancora maggior rilievo. La Lazio si arrenderà solo nelle ultimissime partite, quando il Cesena andrà a vincere a Foggia per 3 a 1 e si assicurerà la promozione con la vittoria casalinga sull'Atalanta all'ultima giornata per 2-0 davanti a 20.000 tifosi entusiasti.

La squadra costruisce la promozione con un ruolino di marcia fatto di vittorie in casa - spesso la pratica è sbrigata nei primi 20 minuti con uno-due micidiali, per poi controllare agevolmente la reazione degli avversari - e di pareggi fuori casa.

La formazione tipo - e praticamente mai cambiata nel corso dell'anno - è composta dal portiere Angelo Recchi, i terzini Mei e Ceccarelli, il mediano Bonini, lo stopper Oddi, il libero Perego, le ali Roccotelli e Garlini, il cursore Piraccini, il regista Lucchi e la punta centrale Bordon.

I migliori realizzatore sono Bordon con 13 gol, e Garlini; buon bottino anche per Perego, i cui sganciamenti in avanti gli fruttano ben 6 reti.

Per la nuova avventura in A, stante l'abbandono di Bagnoli anche per motivi familiari, viene scelto G.B. Fabbri e vengono acquistati ed inseriti tra i titolari il centravanti austriaco Walter Schachner, per il quale si parla di un ingaggio di 120 milioni di Lire, il centrocampista Verza e Storgato dalla Juventus, Roberto Filippi dall'Atalanta e Antonio Genzano.

A metà stagione la squadra, pur avendo compiuto una impresa come la vittoria per 2-1 contro la capoclassifica Fiorentina, non si allontana dalle ultime posizioni in classifica, e dopo il pareggio casalingo contro il Como Fabbri verrà licenziato e sostituito da Renato Lucchi, che raggiungerà la salvezza grazie ad un girone di ritorno con exploit quali le vittorie ad Udine e Roma, il pareggio al San Paolo di Napoli - dopo essere passati in vantaggio per 0-2 -, il pareggio casalingo con la Juventus e sonanti vittorie contro Bologna e Catanzaro (entrambe 4-1). La squadra impostata da Lucchi è comunque un osso duro per qualunque avversario, e difficilmente si rassegna alla sconfitta. Emblematico l'1-3 rimediato in casa dall'Inter, quando in svantaggio per 0-2 chiude gli avversari nella loro area di rigore.

Ma la permanenza in A è turbata dalla scomparsa, il 29 maggio 1982 di Dino Manuzzi, a cui la città intitola lo stadio. All'interno dell'impianto venne poi messo un busto in onore del Presidentissimo (vedi la foto qui).

Da segnalare in quegli anni anche la vittoria per ben due volte del Campionato Nazionale Primavera nelle stagioni 1981/82 e 1985/86, la prima delle quali ottenuta con in panchina Arrigo Sacchi.

Oddi superato da Virdis (Udinese Cesena 3-1 27-03-83)
Moro segna su rigore procurato da Genzano, poi espulso (Udinese - Cesena 3-1 27-03-83)
Al termine dell'annata 1982/83, con alla guida Bruno Bolchi il Cesena retrocede (nel post partita di Udine disse "c'è impegno ma non vedo grinta"), ma è lo stesso Bolchi che porta i bianconeri di nuovo in Serie A al termine della stagione 1986/87 grazie alla vittoria nello spareggio di San Benedetto del Tronto contro il Lecce (gol di Roberto Bordin e Agatino Cuttone, entrambi di testa), in una partita per lunghi tratti in mano ai giallorossi.

Nella stagione 1989/90 il Cesena riesce a centrare una salvezza insperata grazie all'allenatore Marcello Lippi, autore di una rimonta stupenda dopo che nel girone di andata la squadra era già data per spacciata.

Il Cesena permane in Serie A fino al termine della stagione 1990/91. La discesa nella serie cadetta non verrà più riscattata.

I bianconeri hanno l'occasione di ritornare nella massima serie al termine della stagione 1993/94 quando, dopo un ottimo campionato, conquistano il diritto di disputare lo spareggio promozione, ma nella sfida contro il Padova, disputata a Cremona l'occasione sfuma.

Successivamente i bianconeri scivolano due volte in Serie C1 , nelle annate 1996/97 e 1999/2000. Quest'ultima retrocessione è alquanto anomala in quanto subita a fronte di sole 9 sconfitte su 38 incontri e di una differenza reti positiva (47-45). Contemporaneamente la presidenza passa da Lugaresi senior a Giorgio Lugaresi, il figlio. La sua presidenza sarà sempre ostacolata dai tifosi per lo scarso interessamente rivolto alla squadra.
Giorgio Lugaresi, quarto Presidente dell'Associazione Cesena.


La prima squadra nella stagione 2000/2001 in serie C

L'ultimo periodo di C1 dura lo spazio di 4 stagioni, a cui pone fine un allenatore che lascerà il segno nella storia della società, ovvero Fabrizio Castori.

Il Cesena termina il campionato 2003/2004 vincendo la Coppa Italia Serie C e giungendo terzo in campionato alle spalle di Arezzo e Lumezzane, ai playoff per la promozione elimina il Rimini pareggiando al Neri 1-1 e sconfiggendo i biancorossi a Cesena per 2-0. La finale di andata dei playoff si disputa a Cesena e termina 1-1 grazie ad i gol di Centi e Bocchini, il ritorno si preannuncia caldo ed è preceduto da varie polemiche incentrate principalmente sull'ordine pubblico e la possibilità di non disputare la gara nello Stadio Comunale di Lumezzane, capace di soli 4.150 posti, ma nello stadio "Mario Rigamonti" di Brescia (circa 27.000 posti), per la massiccia richiesta di biglietti da parte dei tifosi cesenati.

Il 20 giugno 2004 si gioca la partita che vale una stagione. Al termine dei tempi regolamentari le squadre sono bloccate sullo 0-0. I bianconeri vincono ai supplementari con i gol di Roberto Biserni e Marco Ambrogioni, facendo riconquistare alla Società la Serie B.
Tutti i tifosi ricorderanno sempre un episodio capitato durante il primo tempo supplementare. Dopo il gol del momentaneo pareggio del Lumezzane scoppia una rissa di cui si rendono protagonisti, tra gli altri, i giocatori del Cesena Pestrin, Rea, e l'allenatore Castori, su cui si abbatterà la mannaia della corte disciplinare con una squalifica di ben tre anni, poi ridotti a due.

Nella stagione 2004/05 la squadra disputa un discreto campionato, lottando con cuore e grinta, salvandosi nelle ultime giornate. Nella stagione 2005/06 al di là di ogni aspettativa, e grazie all'estro di giocatori come Luigi Turci, Emiliano Salvetti, Manolo Pestrin, Maurizio Ciaramitaro, Adriano Ferreira Pinto, e Marco Bernacci, ma soprattutto grazie alla grande conduzione di Mister Castori e del vice Gadda il Cesena riesce a centrare i play-off promozione, raggiungendo il sesto posto utile, venendo poi sconfitto dal Torino in semifinale.

Nell'annata 2006/07, dopo un anno di sole gioie, il Cesena affronta un periodo di calo, causato soprattutto dall'invecchiamento dei giocatori-simbolo come Emiliano Salvetti e Luigi Turci, ma anche dalla cessione inaspettata, quanto contestata, del fulcro del centrocampo bianconero nonché uomo di punta: Manolo Pestrin. Gli arrivi di giocatori importanti come Del Core, Doudou e Anastasi non bastano a soddisfare le esigenze dei tifosi e della dirigenza. La continuazione di Castori sulla panchina del Cesena è una vera conferma della fiducia che il presidente ripone nell'allenatore di Tolentino, nonostante debba scontare la lunga squalifica. La squadra conclude il campionato al 16'posto, a solo un punto dalla zona play-out.

Dopo gli incidenti di Catania del 2 febbraio 2007 ed i successivi provvedimenti del governo, lo stadio "Dino Manuzzi", fino a completamento dei lavori di messa a norma, si trova con una capienza ridotta a 10.000 posti. Dopo il completamento dei lavori, lo stadio di Cesena torna alla sua capienza originaria in tempo per la stagione 2007/08.

Nella stagione 2007/2008 i bianconeri vivono un momento di profonda crisi di risultati. Il 27 ottobre il Cesena apre una serie di quattro sconfitte consecutive che si conclude il 10 novembre (14ª giornata), quando il cavalluccio viene battuto per 4 a 1 a Rimini in casa dei rivali storici. L'ennesima sconfitta costa la panchina al mister Fabrizio Castori, che viene sostituito da Giovanni Vavassori.

Nei giorni che seguono la partita di Rimini iniziano i primi contatti per la cessione della società, che si concretizza il 21 dicembre in un cambio storico al vertice societario, con Giorgio Lugaresi che cede la maggioranza assoluta delle quote societarie a Igor Campedelli, giovane imprenditore edile locale, che ne diventa il nuovo presidente dopo 27 anni di regno incontrastato della famiglia Lugaresi.

Igor Campedelli diventa Presidente dopo 27 anni di dominio Lugaresi. Sarà proprio lui, confermando la profezia di Edmeo del 2010, a far tornare il Cesena in A dopo 19 lunghissimi anni.

Alla 17ª giornata, nello scontro interno col Frosinone, il Cesena torna finalmente alla vittoria con un 3 a 0 che pone fine ad un digiuno-record durato 25 giornate. Il Cesena continua però ad avere un cammino stentato. Il 25 febbraio 2008 i bianconeri subiscono una pesante sconfitta in casa contro l'Albinoleffe (0-3). Nel dopopartita Vavassori ammette che la squadra non va. Campedelli decide di sciogliere il rapporto con Vavassori e ridà fiducia a Fabrizio Castori, che viene richiamato in panchina. Ciononostante la stagione si chiude con la retrocessione in Serie C con due giornate di anticipo (17 maggio, Treviso-Cesena 2-1).

Castori rescinde il contratto e lascia definitivamente la Romagna. Anche il capitano Emiliano Salvetti se ne va. A Cesena arriva Pierpaolo Bisoli, tecnico emergente (Foligno, C1) ed ex centrocampista di Cagliari, Perugia e Brescia. Il Mister ed il ds Minotti ricostruiscono la squadra. Bisoli porta a Cesena tutto il centrocampo del Foligno.
I tifosi mostrano di credere nella nuova squadra: vengono rinnovati ben 4.700 abbonamenti.
L'inizio della stagione 2008/09 è stentato. La prima vittoria arriva alla terza giornata (col Portogruaro); a novembre la squadra viaggia a metà classifica. Ma nel mese di dicembre arrivano quattro vittorie consecutive (contro Lumezzane, Spal, Cremonese e Verona) che portano il Cesena ai piani alti della classifica. Motta è il vicecapocannoniere del campionato.
Il 2009 si apre con una sconfitta di misura a Reggio Emilia. Il 19 gennaio c'è il derby con il Ravenna. L'incontro è memorabile: sotto per 0-2 dopo 25 minuti, Veronese accorcia le distanze a un quarto d'ora dalla fine. Poi nei minuti dal 90' al 93' Djuric ed ancora Veronese ribaltano il risultato, consegnando la vittoria al cavalluccio.
Comincia un altro ciclo di vittorie (contro Portogruaro, Sambenedettese e Lecco). Con la vittoria di Lecco il Cesena aggancia la vetta della classificata (15 febbraio). Comincia così il duello a distanza con la Pro Patria, squadra che veleggia in testa dall'inizio del campionato. Il calendario prevede lo scontro diretto il 6 aprile. Il Cesena fallisce una sola delle tappe di avvicinamento (a Crema). Le due squadre arrivano all'appuntamento a pari punti. Il «big match» si svolge davanti a 12.000 spettatori. Il Cesena va in gol con Motta, ma l'azione viene annullata per fuorigioco. La partita non ha più sussulti e le due squadre concludono su uno 0-0 che accontenta solo i lombardi.
Nel turno successivo, alla vigilia di Pasqua, il Cesena commette un passo falso perdendo a Monza; i rivali invece vincono e si riportano a +3 in classifica. Mancano solo cinque giornate alla fine. Bisoli non perde la fiducia nella squadra.
Arrivano un successo con il Venezia ed un pareggio con il Lumezzane. A Ferrara, dove non aveva mai vinto, il Cesena compie un'impresa facendo bottino pieno (l'uomo della partita è l'argentino Schelotto, neoacquisto arrivato a Cesena all'inizio di aprile). I bianconeri tornano in lizza per la propozione diretta in B.
Si arriva alla penultima giornata con Cesena e Pro Patria ancora appaiate in testa alla classifica (ma i lombardi hanno il vantaggio negli scontri diretti). Il Cesena batte la Cremonese, la Pro Patria, invece è bloccata 1-1 in casa dalla Sambenedettese. A 90 minuti dalla fine avviene il sorpasso.
All'ultima giornata 3.700 tifosi raggiungono Verona, dove il Cesena si gioca la promozione. Le due squadre non vanno oltre lo 0-0. Poi tutti aspettano il risultato finale dei rivali. Anche la Pro Patria pareggia per 0-0 a Padova! Il Cesena ottiene la promozione diretta in Serie B, dopo solo un anno di Lega Pro Prima Divisione.

Nella stagione 2009-2010 il Cesena lotta inaspettatamente per i primi posti del campionato di Serie B ed il 30 maggio 2010, a Piacenza (gol vittoria di Marco Parolo), completa uno storico doppio salto con la promozione diretta in Serie A, ottenuta grazie al secondo posto finale (solo il Lecce è davanti). I romagnoli tornano in massima serie dopo diciannove anni.

Cambio subito di panchina con Pierparolo Bisoli che lascia il Cesena Calcio sotto la "furia" dei tifosi ed approda un tecnico semi sconosciuto Massimo Ficcadenti. La partenza del Campionato di Serie A 2010/2011 si apre immediatamente con 2 vittorie e 1 pareggio. La Roma all'Olimpico viene fermata sullo 0-0, storica vittoria per la prima al Manuzzi contro il Milan 2-0 (Bogdani, Giaccherini) ed infine altra vittoria contro il Lecce sempre tra le mura amiche. Dopo sole 3 giornate il Cesena Calcio è in testa alla classifica con l'Inter vincitrice del Triplete! La festa dura poco e i periodi bui iniziano presto con le sconfitte a Catania, contro il Napoli e la terribile ad Udine. Le prime vittorie si registrano in inverno con Cagliari ed il pareggio in predecenza casalingo col Parma. Terribile la sconfitta anche con il Chievo Verona allo scadere e soprattutto col Bologna in casa nel derby tanto atteso. La testa si rialza però contro la Lazio (vittoria 1-0 al Manuzzi) e col Cagliari. L'anno nuovo si apre con la vittoria a Brescia in trasferta sotto la neve. L'altro crollo definitivo sembra essere la sconfitta interna con l'Udinese per 3-0 ed esplode la contestazione fuori dalla tribuna del Dino Manuzzi. Campedelli però non cede ed alla fine ha ragione. Prima il crollo prematuro ma saputo del Bari all'ultimo posto, poi la risalita del Cesena che infila ottime prestazioni: vittoria in extremis col Chievo Verona in casa, pari contro la Juventus, vittroria contro Sampdoria, Bologna, Cagliari, Brescia e pareggi contro Parma, Fiorentina. La Sampdoria muore definitivamente alla penultima giornata mentre il Brescia si arrende a quella prima. Il Cesena Calcio è salvo! Il 20 maggio, prima ancora del termine del campionato, Campedelli e Ficcadenti decidono di non proseguire il cammino.

Dopo la trionfale e insperata salvezza dell'anno precedente, il Cesena riparte per la nuova stagione cambiando guida tecnica, arriva quindi Marco Giampaolo, e con ambizioni diverse rispetto a una semplice salvezza. Campedelli acquista infatti Adrian Mutu in primis, e giocatori come Eder, Martinez, Candreva, Guana, Rodriguez, Ghezzal poi. Al Manuzzi vengono rifatti completamente i distinti inferiori e viene messo un campo in erba sintetica al posto del vecchio campo perfetto in erba naturale, fra mille critiche. Il Cesena di Giampaolo prevedeva di giocare con un 4-3-3 con un gioco stile Barcellona di Guardiola, e con Mutu al centro di tutto. I piu ottimisti parlano addirittura di Europa. Ma ben presto i sogni della tifoseria cesenate si infrangono con la dura realtà. Dopo 9 partite il Cesena è ultimissimo in classifica con soli 3 punti e appena 3 gol segnati, chiaro segnale che il progetto dello sciagurato Giampaolo è fallito vergognosamente e si è disintegrato subito a livelli biblici, considerando che il tecnico abruzzese aveva un biennale con un ingaggio elevato, si può dire che il suo operato a Cesena è stato assolutamente un disastro. La dirigenza lo esonera e subentra il cesenate doc Daniele Arrigoni, che perde in casa con il Lecce 1-0 al suo debutto. Ma nel giro delle seguenti 5 settimane qualcosa cambia e si rifà immediatamente alla domenica successiva, vincendo sempre 1-0 il derby col Bologna al Dall'Ara. La striscia positiva, migliore stagione, continua la domenica dopo al Manuzzi col Genoa (vittoria per 2-0)! Perde poi a Torino con la Juve, riesce a vincere un'altra trasferta molto difficile in casa del Palermo per 1-0 (che fino a quel momento aveva vinto tutte le gare casalinghe). Caduta ancora al Manuzzi con l'Inter per 1-0 con una sconfitta molto immeritata (rete nel finale di quel pippone di Ranocchia). Insomma Arrigoni riesce ad inanellare un filotto di 5 partite di fila, vincendone 3 (di cui 2 fuori casa) e perdendo contro Juventus e Inter. Ma proprio quando il peggio sembrava passato, nell'ultima partita prima di Natale, a Bergamo con l'Atalanta, i bianconeri dopo essere andati in vantaggio con un gol di Candreva, subiscono una pesante rimonta dai nerazzuri (4-1) e con lo stesso punteggio finisce anche alla ripresa a gennaio, questa volta a Udine. Nonostante tutto però il Cesena sembra reagire, battendo il Novara per 3-1 al Manuzzi a metà gennaio, rimettendo il Cavalluccio seriamente in corsa per la salvezza. Purtroppo però il periodo "felice" finisce e la squadra comincia ad andare in crisi. Catastrofico la sconfitta per 3-2 con la Lazio all'Olimpico, con il Cesena che in vantaggio di 0-2 si fa segnare 3 gol dai biancocelesti nel giro di 10 minuti. Questa è la gara che decreta la Serie B, almeno come motivazione. Infatti, la sconfitta interna alla domenica successiva contro il Milan per 3-1, sembra spegnere praticamente le speranze di salvezza. Arrigoni si dimette, subentra Mario Beretta in una situazione di classifica disastrosa, che molto presto diventerà catastrofica. Beretta infatti perde le sue prime 4 partite senza segnare neanche uno straccio di gol, con un gioco praticamente inesistente e una squadra senza un'identità. Si riprende leggermente fra il mese di marzo e quello di aprile, dove arrivano 5 pareggi di fila (Parma, Lecce, Bologna, Genoa e Palermo) ma ormai la retrocessione è dietro l'angolo. La matematica non perdona nel giorno di festa del 25 aprile nel testa-coda al Manuzzi contro la capolista Juventus, dove un gol di Borriello a dieci minuti dalla fine condanna i romagnoli alla B. Da qui a fine campionato, il Cesena non riuscirà nemmeno a salvare un pò la faccia, perdendo le ultime 4 partite, chiudendo una stagione con presupposti ottimi e con risultati pessimi, stabilendo il record in negativo in assoluto da quando c'è la Serie A con 20 squadre, racimolando la miseria di 22 punti. Per fortuna questo record è stato eguagliato la stagione seguente dal Pescara.

Il Cesena ritorna in serie B dopo due anni di A, con la voglia di cancellare l'orrenda retrocessione dell'ultimo anno, e con la consapevolezza di essere tornati comunque in una categoria, che per il Cesena è un po' il suo habitat. E se non si lotta per tornare subito in serie A, almeno disputare un campionato divertente da medio-alta classifica. Tutto sbagliato! Narrazione che merita piu di qualche semplice riga. Il primo grande colpo di scena si presenta gli ultimi giorni del maggio 2012, quando come nuovo allenatore viene annunciato Nicola Campedelli, proveniente dal Bellaria e fratello minore del presidente Igor. Il mercato dell'estate 2012 viene fatto invece praticamente a costo zero, fra cui spuntano i nomi di due "top-players" come Iori e Succi, ritorni come Graffiedi e tanti giovani come il promettente Lapadula o come la colonia proveniente da Bellaria voluta da Campedelli II. Nonostante tutto, la piazza dimostra ancora entusiasmo e fiducia attorno alla squadra, vengono sottoscritti 7500 abbonamenti, segno che la tifoseria c'è ancora. Campedelli II debutta con due vittorie di fila, in Coppa Italia contro Pro Vercelli (2-1) e Crotone (3-2). Ma ben presto la fiducia attorno verrà sgretolata di fronte all'impietosa partenza di campionato del Cesena. Le prime tre partite si possono descrivere cosi: da far bloccare la deglutizione lo 0-3 interno col Sassuolo al debutto, da far accapponare la pelle il 3-1 rimediato a Vicenza (di cui era stato ripescato da pochi giorni dalla Lega Pro), da farsi strappare letteralmente i bulbi oculari l' 1-4 contro il Novara, per non vedere Mehmeti che segna una tripletta in 10 minuti e un certo Bamonte che ha giocato tutta la partita. Partenza di campionato mostruosamente agghiacciante, con zero gioco, 10 gol subiti e 1 solo segnato su rigore. Risultato? Campedelli I esonera Campedelli II, facendo deridere il Cesena alla stampa nazionale per la situazione grottesca, e l'11 settembre 2012 è il giorno di un'altra sorpresa grossa, il ritorno in panchina di Pierpaolo Bisoli. E i cambiamenti si vedono subito, tant'è che il Cesena pareggia a Terni 0-0 e vince col Cittadella 1-0 (ritorno alla vittoria dopo 8 mesi), subendo 0 reti in 2 partite contro le 10 delle prime 3 gare. Mentre Bisoli cerca di tirare fuori da una squadra allestita malissimo in estate quello che può, fuori dal campo iniziano ad alleggiare i primi misteri. Si scopre infatti, da una segnalazione della COVISOC, che la struttura societaria dell' AC CESENA è molto più articolata e complessa di quanto si pensasse. Sopra Igor Campedelli ci sarebbero un certo Potito Trovato e soprattutto un certo Giorgio Bianchini Scudellari di Milano. Ma in realtà il potere decisionale su tutto sarebbe sempre di Campedelli e del suo secondo Mancini. Cominciano i primi appelli alla città da parte del presidente, che il Cesena ha bisogno di un'aiuto economico e che da solo non ce la può fare. Ben presto la situazione diventa un'incubo sempre piu concreto, e ci si chiede a quanto in realtà ammonti il debito dell' AC CESENA. Prende piede la voce in cui una cordata romana guidata da un certo Angelo Massone voglia rilevare la maggioranza della società. E in piu' sembra esserci il ritorno di Giorgio Lugaresi, che insieme a Massone rileverebbe le quote di Campedelli per aiutare il Cesena in un presunto momento di difficoltà economica. La squadra in campo continua ad arrancare fra il baratro della zona play-out fino ai primi di dicembre, quando intanto viene annunciata la svolta societaria. Il gruppo romano guidato da Massone rileverà la maggioranza della società, accompagnato dal gruppo cesenate guidato da Lugaresi, che prenderà invece una minoranza. Proprio in questo periodo, sia in campo che fuori, ci sarà il punto piu basso della stagione. Maledetta la sconfitta per 1-3 con l’Empoli al Manuzzi, con tanto di contestazione del pubblico a fine partita e "obbligando" Bisoli a portare la squadra in ritiro per una settimana prima della delicata trasferta con la Juve Stabia. E sul fronte societario, Massone fa dietrofront alla scoperta scioccante del debito totale dell’AC CESENA, non una decina di milioni come si sperava, ma ben 42! Mostruosa la voragine lasciata dalla gestione pessima di Campedelli e Mancini, da galera a pane e acqua! Interviene solamente Lugaresi insieme ad altri soci del territorio, vecchie conoscenze del panorama bianconero, vengono pagati gli stipendi di dicembre, permettendo al Cesena di evitare il -2 in classifica. Il girone di andata si chiude il giorno di Santo Stefano, col Cesena che espugna 3-1 il campo della Pro Vercelli, tornando alla vittoria fuori casa dopo oltre un anno e chiudendo sest’ultimo a 21 punti. Perde poi malissimo nell’ultima partita del 2012, 5-0 contro la capolista Sassuolo, il 30 dicembre. Nella sosta di gennaio Bisoli reintroduce la preparazione e la squadra cambia volto anche sul fronte giocatori, via disastri come Iori e Caldirola, (che hanno deluso tantissimo), Andrea Rossi, Lapadula (che alla fine a Cesena non ha fatto vedere nulla), Belardi (rescissione del contratto per suo volere e in riva al Savio arrivano Campagnolo, il gran ritorno di Volta, Coppola, Granoche, Giandonato, oltre a Consolini, giunto svincolato gli ultimi giorni di dicembre e già in campo per una fetta di partita contro Pro Vercelli e Sassuolo. Alla ripresa del campionato, fondamentale scontro diretto al Manuzzi contro il Vicenza. Vicenza in vantaggio con Plasmati, facendo riaffiorare i soliti incubi, ma prima Granoche, e poi Tonucci, nel giro di due minuti ribaltano il risultato, prima del 3-1 definitivo di Succi. Altro giro, altra vittoria, questa volta sul difficilissimo campo di Novara; a decidere la sfida un gol di tacco ancora di Tonucci. Vittorie di fila che arrivano a quota tre nell’anticipo di venerdi 8 febbraio con la Ternana, decide la sfida all’ultimo minuto una gran punizione di Succi, trascinando in pochissimo tempo il Cesena dal quart’ultimo posto a metà classifica. E nel frattempo il gruppo di Lugaresi riesce a pagare anche gli stipendi di febbraio. Sembra tutto un altro Cesena questo del 2013, pareggia a Cittadella 1-1, perde immeritatamente a Varese per 3-2, batte il Modena nel derby di ritorno con una rete ancora di Succi, dopo l’impietoso 0-4 dell’andata in Emilia, perde ancora immeritatamente a Crotone, vince lo sfida salvezza al Granillo con la Reggina (doppietta di Djokovic), pareggia in casa contro la corazzata Livorno 0-0, e vince contro Grosseto e Padova (2-1 e 2-0, complici anche i portieri avversari), portandosi a fine marzo prima della sosta pasquale addirittura al nono posto e sognando i play-off! E alla ripresa del campionato c'è lo scontro diretto al Rigamonti contro il Brescia, altra candidata per la A. La sconfitta però maturata, fa tornare sulla terra la squadra di Bisoli, consapevole che da qui alla fine del campionato l’unico obiettivo da raggiungere è la salvezza. Altro big match di venerdi sera al Manuzzi, contro un’altra pretendente alla serie A, l’ Hellas Verona. Partita, che forse anche con un bel po’ di fortuna, vede il Cesena riuscire a strappare un insperato 0-0, portandosi in classifica a quota 45 punti. Perde però a La Spezia nel turno infrasettimanale per un 1-0, nell’ultima partita da presidente di Igor Campedelli. Il giorno dopo infatti, accade il contrario di quello che accadde nel 2007, Campedelli passa la mano a Lugaresi. Finisce cosi l'epoca di colui che nei primi tre anni è stato come un re per la città, ma negli ultimi due si è trasformato in tiranno, lasciandosi così malissimo con la piazza, colpevole di avere quasi fatto fallire il Cesena, con milioni di euro che non si sa dove siano finiti. Si forma invece la New-co, capitanata appunto da Giorgio Lugaresi, oltre all'associazione per i tifosi "Cesena per Sempre" (primo caso in Italia) e aiuti col progetto DNA BIANCONERO da parte di aziende locali. Tornando al discorso squadra, il Cesena delle ultime uscite appare piu stanco e si complica il discorso salvezza. Un'altra sfida salvezza in casa contro il Lanciano, finisce con un risicato 1-1. Si perde male la domenica successiva al Castellani di Empoli, ma la vittoria interna contro la Juve Stabia per 3-1, regala quasi la matematica salvezza al Cesena, se non fosse che a Cittadella la Reggina vince all’ultimo secondo, facendo rinviare cosi l’ufficialità al sabato dopo. L'11 maggio, si festeggia la salvezza al San Nicola di Bari, perdendo però una partita incredibile: vantaggio ospite con Morero, Succi sbaglia il rigore dello 0-2 e in zona novantesimo, in un minuto il Bari ribalta il risultato. L'ultima passerella della stagione, l'1-1 interno con la Pro Vercelli già retrocessa. CESENA che chiude quindi in classifica al 14° posto con 50 punti, in una stagione che in tutti i sensi, è vietata ai deboli di cuore.

Partito con l'obiettivo di una salvezza tranquilla, nonostante l'organico della squadra sulla carta sia superiore rispetto a quello della stagione precedente, il Cesena parte bene in campionato sotto il profilo dei risultati, stentando un pochino invece sul piano del gioco. Dopo 12 giornate, comunque, i bianconeri si ritrovano praticamente sempre a ridosso delle primissime posizioni della classifica. Flessione notevole invece nel bimestre Novembre-Dicembre, dove in 6 partite il Cesena raccoglie appena 4 punti, dove la posizione di Bisoli comincia a vacillare dopo la sconfitta casalinga per 0-1 ad opera del Padova, Cesena che poi torna alla vittoria poi nella gara casalinga del 21 Dicembre contro la Reggina per 3-1. Il giro di boa, prima della sosta invernale, si chiude con un 7° posto e 31 punti in classifica. Nel mercato di Gennaio vengono acquistati Marilungo, Belingheri e Gagliardini. Le vittorie e i risultati postivi nel nuovo anno 2014 ritornano, con il Cesena che vince subito le prime due partite contro Varese e Crotone, pareggia gli scontri diretti contro Lanciano e Palermo, vince a Carpi e pareggia un altro scontro diretto al Manuzzi contro il Trapani con uno scoppiettante 2-2. La stagione entra nella fase calda e fra il secondo posto e la metà classifica ci sono tante squadre raccolte in pochi punti. A cavallo fra il mese di Marzo e quello di Aprile, la squadra ottiene due importanti vittorie consecutive contro Novara e Ternana, proiettandosi seriamente verso il secondo posto occupato dall'Empoli, in quei giorni stessi però, i romagnoli vengono penalizzati in classifica di 1 punto per dei ritardi di pagamenti da parte della società, punto che poi verrà restituito qualche settimana piu tardi. Nel momento in cui si è cominciato a credere fortmente al 2° posto, complice un calo di forma dell'Empoli, come doccia gelata arrivano tre sconfitte di fila contro Spezia, Cittadella e Brescia, con prestazioni bruttissime da parte dei bianconeri e un notevole calo fisico che preoccupa molto il popolo bianconero. Nonostante tutto si rimane aggrappati alla zona play-off, anche se dopo il ko interno con il Brescia per 0-3, si cominciano a fare voci sempre piu insistenti su un possibile esonero di Bisoli. Il mister viene riconfermato, la squadra reagisce quando ormai la stagione sembrava buttata alle ortiche, e arrivano 4 vittorie di fila contro Avellino, Padova, Empoli (scontro diretto) e Reggina. Alla penultima giornata, il Cesena capitola al Manuzzi contro il Latina per 1-3, in un altro scontro fra due compagini ai vertici della classifica, perdendo cosi matematicamente la possibilità di una promozione diretta e facendosi scavalcare al 3° posto in classifica proprio dai pontini, con la qualificazione ai playoff che comunque è gia assicurata. Cesena bravo a non perdere l'ultima giornata a Modena nell'ennesimo scontro diretto del campionato, riuscendo a strappare un sofferto 0-0 che permette ai romagnoli di manterenere il quarto posto evitando cosi i quarti di finale dei playoff, a danno dei canarini, che invece classificandosi 5°, sono stati costretti a giocare un turno ulteriore contro lo Spezia.

Il destino ripropone il derby emiliano-romagnolo poco piu di una settimana dopo, in una semifinale play off accesa, dove il Cesena nella semifinale di andata espugna il Braglia per 0-1 con rete di Marilungo, e al ritorno al Manuzzi tre giorni piu tardi, pareggia 1-1 con gol ancora di Marinlungo, accedendo cosi alla finale col Latina. Questa volta, nel doppio incontro con le partite che contano veramente, l'epilogo è tutto diverso. Nella partita di andata al Manuzzi, il Cesena si impone per 2-1 con Volta e Marilungo, subendo però il gol del 2-1 da Cisotti al 90', lasciando ancora tutto in discussione in vista della gara di ritorno. Tre giorni dopo, mercoledì 18 Giugno, dopo un quarto d'ora di gioco il Latina passa in vantaggio tra le mura amiche con gol di Bruno e si ripiomba nell'inferno. La Bisoli-band non molla e tira fuori tutto il suo orgoglio nella ripresa e dopo pochi minuti arriva la rete del sospirato pareggio grazie a Defrel. Il sorpsasso avviene nel finale: sul dischetto, rigore procurato da Marilungo, si presenta Cascione che spiazza Iacobucci e spedisce il Cesena in serie A, facendo esplodere di gioia i 1000 circa tifosi nel settore ospiti dello stadio Francioni.

Tutti i presupposti per il pronto ritorno in Serie A vengono quasi a mancare perchè in sede di mercato non ci sono rivoluzioni, anzi la situazione debitore costringe la società a chiudere del tutto i rubinetti. Ci si avvia quindi alla prima giornata del campionato 2014-2015 con una grande vittoria sul Parma che illude, considerando anche dove era arrivato l'anno antecedente in classifica (ma ben presto gli altarini si scopriranno). Fino all'ottava giornata, ovvero Cesena - Inter 0-1, i romagnoli occupano posizioni di classifica sopra la zona retrocessione, dalla giornata successiva in poi invece ci cadrà e non l'abbandonerà mai più. La sconfitta di inizio dicembre con l'Atalanta per 3-2, avendo 8 punti in classifica, costa la panchina a Bisoli.
Esonero che ha diviso in due la piazza fra chi voleva provare un nuovo allenatore e chi voleva scendere in B con l'uomo di Porretta. Arriva Domenico Di Carlo: il girone d'andata è fortemente negativo con soli 9 punti in classifica e record negativo di sempre in serie A. Nel girone di ritorno qualcosa cambia, arrivano le vittorie con Parma e Lazio e i pareggi contro Juve e Inter, 2 mesi dove il Cesena sembra essere diventato veramente una squadra adatta alla A, dopo Verona-Cesena in poi però, si ritorna alle origini. Il 2-2 contro l'Atalanta, che sancisce praticamente la retrocessione virtuale, le ultime 5 gare sono un pugno in un occhio.

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