LA SCHEDA DEL GIOCATORE
Nome: Paulo do Prado Pereira
Cognome: Silas
Nazionalità: Brasiliana
Luogo e data di nascita: Campinas, 27/08/1965
Ruolo: Centrocampista
Altezza e peso forma: 175 cm, 70 kg
Stagioni a Cesena: 1 (1990-1991, serie A)
Presenze-reti: 26-3 Serie A
Carriera: San Paolo (1984-1988); Sporting Lisbona (1988-1990); Central Espaniol (1990); Cesena (1990-1991);  Sampdoria (1991-1992); Internacional (1992-1993); Vasco da Gama (1994-1995); San Lorenzo (1995-1997); San Paolo (1998); Kyoto Purple Sanga (1999-2000); Atletico PR (2000); Rio Branco (2001); Ituano (2001); America MG (2002); Portuguesa (2002); Inter de Limeira (2003-2004).
Paulo Silas (foto Borsari)
Ottobre 1990, a Cesena sbarca il numero 10 della nazionale brasiliana di calcio. Si chiama Paulo Silas do Prado Pereira, meglio noto come Silas. E' al secondo sbarco in una compagine europea, infatti fino a pochi mesi prima militava per lo Sporting Lisbona ma, dopo richiesta diretta alla FIFA per lo scioglimento del contratto ed un piccolo intermezzo in Uruguay al Central Español, la situazione si sblocca ad inizio autunno ed il giocatore può finalmente vestire il bianconero. In Romagna trova il connazionale Amarildo e i tifosi sognano ad occhi aperti. Silas fa parte della generazione di giocatori che nel 1994 trionferà ai mondiali disputati negli Stati Uniti. Bebeto, Dunga, César Sampaio, Romario, Leonardo, Taffarel, sono alcuni dei compagni che scriveranno pagine importanti della storia del calcio. Nel 1985 trionfa con la nazionale Under-20 ai mondiali di categoria e viene eletto come miglior giocatore del torneo. Ha partecipato con la maglia verdeoro al mondiale messicano del 1986, alla Coppa América del 1987 e del 1989 (in questo caso primo posto) e anche ad Italia 90, uscendo dalla competizione per mano dell'Argentina agli ottavi di finale: un match vinto di misura dalla squadra di Maradona ed ancora avvolto nel mistero a causa del riuscito "avvelenamento" del terzino avversario Branco con un sedativo sciolto in una borraccia. L'esordio pubblico del brasiliano è allo stadio Dall'Ara per Bologna - Cesena, incontro vinto dagli ospiti grazie alla rete siglata dal bomber Ciocci. Il debutto sul campo è rimandato di una settimana. Cesena - Torino, settimo turno del campionato 1990-1991 di serie A. Granata in vantaggio per 0-1, è il 23' del primo tempo, punizione di prima per i locali verso la curva Mare. Si presenta Silas sul pallone, la porta difesa da Marchegiani dista 30 metri. Parte il tiro verso il secondo palo, la sfera si alza superando le mani del portiere infilandosi nel sette, boato del Manuzzi. L'incontro terminerà 2-2 e la città ci crede, non vuole la salvezza tranquila e pensa già un posticino in coppa Uefa. Dal prologo di un sogno si passerà presto ad un triste epilogo. L'acquisto del sudamericano alza notevolmente il tasso tecnico della squadra (un interno destro libero di muoversi per il campo e di rifinire per i compagni) ma va a modificare in maniera drastica l'assetto tattico del meccanismo maneggiato da Marcello Lippi. Il tecnico di Viareggio farà le valigie, il Cesena perderà posizioni su posizioni classificandosi in penultima piazza a fine campionato. Il nostro eroe accumula 26 presenze e 3 reti, restando nella mente dei cesenati per la spropositata lentezza mostrata sul campo sia in fase di impostazione che senza palla. Il cavalluccio ritorna in cadetteria dopo 4 anni, Silas è costretto ad andarsene. Si fa avanti la Sampdoria (sarà poi ribattezzato la cornacchia portasfiga) neoscudettata di Boskov che gli affida le chiavi del centrocampo e gli dà la possibilità di giocare anche in coppa dei Campioni, arrivando fino alla finalissima di Wembley e venendo beffata dal Barcellona ai tempi supplementari. Il valzer del brasiliano sotto la Lanterna durerà solo un anno e da quel momento inizia il suo girovagare con annessa parabola discendente: riparte dalla terra natìa con Internacional e Vasco da Gama, salto in Argentina al San Lorenzo, il ritorno al San Paolo dove era cresciuto da ragazzino, avventura nipponica al Kyoto Sanga e ultimi scampoli in Brasile con Rio Branco, Ituano, América di Belo Horizonte, Portuguesa e Internaciol de Limeira. Una volta appesi gli scarpini al chiodo ha vestito gli abiti dell'allenatore guidando, tra le tante, Grêmio e Flamengo. Nel corso della sua avventura italiana divenne famoso anche per essere, in compagnia del già citato Amarildo, un atleta di Cristo. In pratica un Kakà di fine XX secolo. Durante il campionato trascorso al Cesena si sono visti lampi di genio che tuttavia erano isolati, il calcio italiano non ha mai perdonato giocatori con indole e rendimenti alterni, gli aficionados del Manuzzi hanno sempre preferito centrocampisti simili ma più costanti come Domini, Dolcetti o Do Prado. A distanza di anni resta il rammarico di non aver ammirato a dovere il potenziale di un giocatore che, visto il curriculum, era di tutto rispetto. Silas non è mai diventato un giocatore di livello mondiale - oggi diremmo top player - soprattutto per sua stessa colpa. Gli è sempre mancato il guizzo giusto, la giocata che ti mette sotto un'altra luce e che ti cambia la carriera. Su questo aspetto è lo stesso giocatore che, dall'alto degli insegnamenti della Bibbia e del Signore, sorprende i detrattori e ritiene di non essere insoddisfatto di quanto espresso sul rettangolo verde e afferma questo: "La cosa più importante al mondo è giocare nella squadra di Gesù". Contento lui, contenti tutti!

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