Qui Villa Silvia - Ieri doppia seduta per gli uomini di Arrigoni a Villa Silvia. Continua la prevendita sia per il Genoa (a ieri 31 biglietti staccati per il settore ospiti su 535) in campionato che per il Gubbio in Coppa Italia.
Oggi sola seduta pomeridiana al Manuzzi.

Le parole di Dominique Malonga in conferenza stampa al Manuzzi prima dell'allenamento.
"Non giocavo titolare dalla partita Palermo-Cesena della passata stagione, la motivazione è sempre la stessa è colpa mia, devo ancora migliorare molto sotto il profilo personale.Del mio rapporto con Giampaolo non ho molto da dire, è vero ho giocato poco con lui ma adesso devo pensare a dare un segnale alla squadra, alla società e ai tifosi questo mi ha chiesto Mister Arrigoni. Con Mutu mi trovo bene, ha esperienza e tecnica e con lui posso muovermi dove voglio, ci completiamo a vicenda, io gioco negli spazi mentre lui gioca più palla al piede.Dopo il Lecce anche se avevamo perso Mister Arrigoni ha tenuto alto il morale della squadra.Domenica ci aspetta una sfida difficile, il Genoa è una squadra con buoni giocatori, Palacio penso sia il giocatore più temibile.Oggi siamo ultimi, la realtà è questa in caso di vittoria domenica potremmo muovere molto la classifica."

Notizie calciomercato. Domenica a Bologna è stato avvistato Moras, difensore centrale seguito dal Cesena per due anni di fila. Il greco però si è accasato in estate allo Swansea, in Premier League. Che abbia voglia di tornare in Italia?
Capitolo Inter: sul Corriere dello Sport /STADIO di oggi compare la voce riguardante la soluzione della comproprietà di Livaja. Uno scambio con Caldirola che tanto servirebbe in difesa se Von Bergen se ne andasse?

Pegli (Genova) - Vigilia di Coppa Italia a porte chiuse per i rossoblù. Bovo ha saltato la rifinitura per sottoporsi a una seduta idroterapica. Contro il Bari Malesani farà ricorso al turnover, lasciando a riposo Frey e Rossi che non sono stati convocati, mentre Palacio e Veloso dovrebbero partire dalla panchina. Allenamento oggi sul sintetico in vista del Cesena di domenica al Manuzzi per il solo Frey.

Riportiamo solo oggi l'articolo de "Il fatto quotidiano" datato 8 novembre 2011 su Igor Campedelli e la sciagurata stagione bianconera. Ogni persona può pensarla come vuole, ma certi atteggiamenti da giornalisti potrebbero infilarseli su per il culo.

CAMPEDELLI, GRANDEUR CON PIADINA
di Malcom Pagani

Con il nome da eroe russo, il maglione a rombi rosa, le pupille da Caron dimonio e le occhiaie come strapiombi, il presidente del Cesena Igor Campedelli si chiede in quale stazione lo condurrà il suo viaggio al termine della notte. Fino al tramonto di agosto, nell'ambiente, era considerato un uomo fortunato. Colpa di qualche felice investimento immobiliare intrapreso quand'era poco più che maggiorenne, di un paio di frequentati stabilimenti balneari a Cervia e merito (ma qui la verità è già nebbia romagnola, racconto onirico, novella felliniana) di una vincita monstre al Superenalotto in quel di Savigliano, a due passi da casa, dove, un gruppo di ignoti, un giorno, molestò la routine della briscola al bar strappando alla sorte 70 milioni di euro. Sia come sia, il Cesena è ultimissimo. E Campedelli che ha un fratello calciatore, andava in curva da adolescente e per portare la squadra in Europa si farebbe ammazzare, annega la grandeur dietro agli enigmi. “L'è trop bòn” dicono di lui i tifosi, quelli che hanno sempre insinuato che dietro l'ascesa di Campedelli altri non ci fosse che Luciano Moggi e gli altri, i laici, che se anche fosse se ne fregherebbero, ma vedono nello sprofondo cesenate l'ovvio destino del viandante che volle farsi re senza corona.

IN ESTATE, dopo essersi salvato all'ultimo soffio, Campedelli decise di incendiare la sua rivoluzione. Iniziò congedando l'artefice del prodigio (Massimo Ficcadenti). Poi, colto da furia iconoclasta, come il sindaco megalomane di Stromboli che in Caro Diario illustrava a Nanni Moretti progetti e magnifiche sorti progressive dell'isola: “Tutto nuovo, tutto. Per illuminare il lungomare, ho pensato a Vittorio Storaro” smontò pezzo dopo pezzo il bel giocattolo di ieri. Acquisti da sultano (Mutu, Candreva, Edèr, Comotto), campo in sintetico, progetti di cemento per una cittadella dello sport e Marco Giampaolo, il tecnico, a cucire sogni e visioni. Dopo qualche settimana la Singer di Giampaolo ha perso il filo e lui, di conseguenza, il posto di lavoro. Così Campedelli ha tentato con l'operazione nostalgia. Chiamando ad allenare Arrigoni (ottima persona, ma soprattutto gloria indigena) e ottenendo, anche con il debolissimo Lecce (in autogestione e costruito con i prestiti a euro zero) lo stesso nulla a cui la precedente gestione aveva abituato. Ora, mentre i tifosi riesumano cori mai passati di moda (“Fuori i coglioni” e via andando) Campedelli si domanda dove abbia sbagliato. Consapevole che nessun labiale resterà impunito, quando smoccola in diretta tv, il più giovane presidente della Serie A ha il buon gusto di mettersi la mano davanti alla bocca. In Serie B, l'anno prossimo, la curiosità morbosa sarà solo un ricordo. Se non lo spellano, il presidente che voleva troppo potrà tornare in curva. Tra i gradoni. Con le bandiere. Quando Campedelli era solo Igor il figlio del meccanico, non mancavano abbracci, sorsi di rosso e piadine, caviale era una parolaccia e salvarsi, per il Cesena, era come e più di uno scudetto.

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